Abstracts degli interventi 2026

 Quando il cibo finisce nel cestino: impatti su clima e biodiversità.

Lo spreco di risorse rappresenta una delle principali sfide per la sostenibilità ambientale, in quanto determina un utilizzo inefficiente di materie prime, acqua, energia e suolo, contribuendo all’aumento delle emissioni di gas a effetto serra, alla perdita di biodiversità e al progressivo degrado degli ecosistemi. In un contesto caratterizzato dalla crescente pressione sulle risorse naturali e dagli effetti del cambiamento climatico, la riduzione degli sprechi costituisce una leva fondamentale per promuovere modelli di sviluppo più sostenibili. L’intervento analizzerà le relazioni tra produzione, consumo e impatto ambientale, evidenziando come ogni spreco comporti non soltanto la perdita del bene finale, ma anche di tutte le risorse impiegate lungo l’intera filiera produttiva. Particolare attenzione sarà dedicata allo spreco alimentare, considerato uno degli esempi più significativi delle inefficienze dei moderni sistemi agroalimentari. Attraverso dati, esempi concreti e casi di studio, saranno illustrati gli effetti dello spreco sul consumo di acqua ed energia, sulle emissioni climalteranti e sull’utilizzo del suolo, mettendo in evidenza le implicazioni ambientali, economiche e sociali del fenomeno. Nella seconda parte dell’intervento saranno presentati i principi dell’economia circolare e le più recenti strategie europee e nazionali orientate alla prevenzione degli sprechi e alla valorizzazione delle risorse, con particolare riferimento all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e al Green Deal europeo. Saranno inoltre illustrate buone pratiche e comportamenti virtuosi che cittadini, imprese e istituzioni possono adottare per favorire una gestione più efficiente delle risorse e promuovere modelli di produzione e consumo responsabili. L’obiettivo dell’incontro è fornire ai partecipanti una maggiore consapevolezza del valore delle risorse naturali e del ruolo che le scelte quotidiane possono svolgere nella riduzione degli sprechi, evidenziando come la transizione verso un’economia circolare rappresenti non solo una necessità ambientale, ma anche un’opportunità per costruire sistemi produttivi più resilienti, competitivi e sostenibili.

Aumento di autismo o eccesso di diagnosi
nell’attuale scenario dell’infanzia? Prospettive di cura

Comprendere la complessa fenomenologia del Disturbo Autistico facilita la precocità dell’inquadramento diagnostico consentendo anche possibili diagnosi differenziali che necessitano di percorsi diversi. E’ necessario passare dalla concezione di bambino autistico a quella di bambino con autismo per non ridurre ogni comportamento a dimensione patologica. Rispettare la complessità del Disturbo Autistico significa considerare ogni bambino nella sua
unicità e non solo come depositario di una diagnosi. E’ necessario comprendere il suo modo di funzionare prima di chiedergli di adattarsi al nostro. Sintonizzarsi con il suo modo di essere al mondo significa aiutarlo a costruire una sua teoria della mente.

Fermare il tempo del cervello: tra declino e longevità

Con il passare degli anni il cervello cambia continuamente: alcune capacità si mantengono, altre possono ridursi e, in alcuni casi, aumentare il rischio di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. La presentazione offrirà una panoramica dei principali meccanismi biologici alla base dell’invecchiamento cerebrale, con particolare attenzione alla plasticità sinaptica e ai processi di rimodellamento delle connessioni neuronali. Sarà inoltre approfondito il ruolo delle differenze di genere e dell’alimentazione nel preservare la salute cerebrale e nel favorire un invecchiamento più sano. Infine, verranno illustrate le più recenti prospettive della ricerca per comprendere meglio tali processi e promuovere il benessere cerebrale lungo l’intero arco della vita.

LECTIO MAGISTRALIS

“Magnifica Humanitas. Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”, enciclica di Leone XIV

IA e tutela dell’identità personale. Sfide e prospettive dell’AI Act.

L’intelligenza artificiale (IA) sta trasformando il modo in cui gli individui conoscono il mondo, prendono decisioni e costruiscono la propria identità personale. Gli algoritmi che selezionano informazioni, personalizzano contenuti e orientano le interazioni non si limitano infatti a descrivere
chi siamo, ma contribuiscono a influenzare il modo in cui interpretiamo noi stessi e progettiamo il
nostro futuro. L’intervento analizzerà alcune questioni centrali della filosofia dell’identità personale nell’era
dell’IA: in che misura la profilazione algoritmica modifica il rapporto tra la persona e la propria rappresentazione? Fino a che punto i sistemi di raccomandazione e personalizzazione incidono sull’autonomia deliberativa? E quali conseguenze derivano dall’affidare a modelli statistici la previsione di comportamenti tradizionalmente considerati espressione della libertà individuale? Le recenti disposizioni dell’AI Act europeo costituiranno il punto di partenza per una riflessione sui
presupposti etici e antropologici della governance dell’IA. Attraverso il confronto con alcune classiche teorie dell’identità personale, della responsabilità morale e della libertà, l’intervento discuterà se e in quale misura l’IA metta in discussione la continuità del sé, l’autenticità
dell’esperienza in prima persona e la capacità degli individui di rimanere artefici della propria vita.

La distanza da ricucire: Mindfulness, natura e crisi climatica. Riflessioni teoriche e pratica guidata

La crisi ecologica che stiamo attraversando non è soltanto una questione di dati, politiche o tecnologie: è, prima di tutto, una crisi di relazione. Una rottura nel modo in cui gli esseri umani si percepiscono rispetto al mondo naturale – separati da esso, piuttosto che parte di esso.

La Mindfulness Ambientale si propone come framework per ricucire questa distanza. Integrando la pratica contemplativa con la psicologia ambientale, esplora come la consapevolezza possa trasformarsi in connessione con la natura, in scelte quotidiane più sostenibili, in capacità di stare dentro la complessità della crisi climatica senza esserne paralizzati. Non un’unica risposta, ma una molteplicità di livelli: individuale e collettivo, emotivo e comportamentale, clinico e comunitario.

La ricerca in questo campo sta crescendo rapidamente. Studi recenti documentano come pratiche mindfulness-based possano rafforzare il senso di connessione con la natura, favorire decisioni pro-ambientali più consapevoli, sostenere la resilienza psicologica di fronte all’eco-ansia e al dolore climatico, e alimentare processi di cambiamento che non si fermano all’individuo ma si irradiano nelle comunità.

Questo intervento offre una panoramica di questo campo emergente – dalle basi teoriche alle evidenze empiriche – e propone una riflessione su come la Mindfulness possa diventare non solo uno strumento terapeutico, ma una pratica di trasformazione interiore con implicazioni profondamente sociali ed ecologiche.

Transumanismo. Al di là dell’umano: la realizzazione di un sogno o la concretizzazione di un incubo?

Il transumanismo rappresenta una delle sfide più controverse del nostro tempo: sogno di emancipazione dai limiti biologici o rischio di una radicale trasformazione dell’umano? Nella mia relazione propongo una riflessione critica sulle promesse e sulle implicazioni etiche, sociali e politiche delle tecnologie di potenziamento, concentrandomi sul futuro dell’identità e della condizione umana.

Evoluzionismi in evoluzione: dalla scoperta dell’eredità epigenetica alla Extended Synthesis

Tra gli anni Novanta del Novecento e il nuovo millennio, gli sviluppi degli studi sulle relazioni tra evoluzione, sviluppo e contesto socio-ecologico (eco-evo-devo biology) hanno contribuito ad un profondo mutamento dei modelli utilizzati per comprendere, ricostruire e descrivere le dinamiche evolutive.
Se, per larga parte del Novecento, aveva prevalso un modello basato sull’idea che la trasmissione genetica fosse la sola forma di ereditarietà biologica esistente e che (semplificando) il codice genetico fosse paragonabile ad un programma contenente tutte le “informazioni” necessarie per lo sviluppo di un nuovo organismo, nel nuovo millennio è venuto emergendo, trovando ampi riscontri empirici e sperimentali, il modello dell’
“evoluzione in quattro dimensioni” (Jablonka, Lamb 2025; 2020), o della “Sintesi Evoluzionistica Estesa” (Müller, Pigliucci 2011; Müller 2021). Un modello secondo il quale, nei processi evolutivi, accanto al lento cumularsi di mutazioni genetiche favorevoli o neutre già previsto dai modelli precedenti, operano almeno altre tre forme di ereditarietà,
che sono così rapide da manifestare i propri effetti ad ogni passaggio generazionale: l’eredità epigenetica, quella comportamentale e (nella nostra e in molte altre specie
animali) quella culturale. L’eredità epigenetica è una forma di trasmissione transgenerazionale di patterns regolativi
molecolari e cellulari, prodotti o influenzati dai contesti e dalle abitudini di vita dei genitori, o delle generazioni più prossime di progenitori. Una forma di ereditarietà che, senza indurre
alcuna mutazione nelle sequenze di DNA, influenza la regolazione dell’espressione genica, inibendola o disinibendola in tutto o in parte. La sua scoperta ha già consentito di rendere spiegabili problemi teorici che avevano attraversato tutta la storia del darwinismo, come quelli relativi alla rapidità con cui il processo della filogenesi si è finora svolto, e ha al contempo aperto nuove ed ampie aree nel campo degli interventi di supporto e di contrasto al disagio sociale e al fenomeno delle
“embodied inequalities”, o diseguaglianze incorporate.

Geopolitica dell’IA tra guerre e controllo

A che punto siamo con la transizione digitale e con la rivoluzione dell’IA? Riflessioni aggiornate sull’impatto sempre più pervasivo delle app nel mondo della scuola e dell’università. Necessità di stendere un protocollo etico che scuole, università, docenti e studenti dovrebbero sottoscrivere. Proposta di alcune linee guida di questo protocollo, che potrebbe essere esteso alle aziende.

Vivere la speranza

1 Speranza e paura nel dibattito bioetico.

2 La fine della speranza?

3 Figure della speranza.

4 Ottimismo e speranza.

5L’immaginazione come nutrimento della speranza.

6 Speranza e Utopia.

Per un nuovo inizio: pace e speranza

Quanto ci sentiamo «antiquati» nell’interazione con l’intelligenza artificiale? E quale spazio resta alla speranza se ciò che appare antiquato sembra non avere più alcuna prospettiva futura? Il rischio che accompagna la rivoluzione digitale affonda le proprie radici in quella «vergogna prometeica» che Günther Anders aveva individuato già quasi un secolo fa: il divario, più o meno consapevole, tra l’essere umano e la tecnica. Quando l’uomo finisce
per misurare il proprio valore sulla base di modelli tecnologici idealizzati, la speranza rischia di degenerare nell’illusione di dover diventare altro da sé, mentre la pace interiore
viene incrinata dall’incapacità di riconciliarsi con la propria vulnerabilità, con il limite e con quell’imperfezione che costituisce il tratto più autentico della condizione umana. La
riflessione di Anders, tuttavia, non conduce né alla rassegnazione né al rifiuto della tecnica. Al contrario, essa richiama a una rinnovata responsabilità. Pace e speranza non
coincidono con l’assenza di conflitti né con un ingenuo ottimismo nei confronti del progresso tecnologico; esse scaturiscono piuttosto dalla capacità di orientare
consapevolmente le possibilità della tecnica al servizio della persona e del bene comune. Secondo l’analisi andersiana, proprio la tecnologia può trasformarsi, paradossalmente,
soprattutto nelle situazioni di massimo pericolo e di rischio apocalittico, nell’occasione di un risveglio della coscienza umana. È allora che l’umanità può riscoprire la
consapevolezza del proprio «esserci-ancora-appena»: una condizione fragile e precaria che, lungi dal negare la speranza, ne costituisce il presupposto più autentico, perché invita
ad assumere responsabilmente il compito di custodire il futuro.