Sebastiano Maffettone
Il nostro futuro con l’IA: cosa possiamo sperare? Cosa dobbiamo temere? E’ solo questione di etica
Parto da due notizie recenti, per poi generalizzare e fare un po’ di filosofia nel merito. La prima riguarda un tweet di Sam Altman, il fondatore di Open AI. La decisione di sostituire ChatGPT 4 con una nuova versione ha mostrato la capacità di generare nell’utente forme di attaccamento che erano del tutto sconosciute. Altman sostiene che questo tipo di attaccamento a un prodotto non era mai stato notato in passato per altri software. Molti utenti si relazionavano a ChatGPT 4 come una sorta di psicologo e in ogni caso alla stregua di consigliere nella loro vita di ogni giorno. In questo modo, un utensile si rivela qualcosa di diverso e genera un’affezione e un attaccamento che di solito noi nutriamo per altri essere umani. La seconda notizia riguarda il suicidio del sedicenne
Adam Raine, su cui Walter Veltroni ha scritto un toccante articolo sul Corriere della sera (il 28 agosto). Il suicidio dell’adolescente è stato infatti provocato dai consigli del web, che ha proposto, incoraggiato, suggerito il modo di porre fine a quella giovane vita. Si potrebbe dire che quello di Raine è un caso limite, che presuppone una mente disturbata e una vita infelice. Vero. Ma il tweet di Altman, che conosce meglio di ogni altro il mondo dell’intelligenza artificiale, mostra che l’eccezione rischia di confermare la regola. Come dicevo, parto di qui per discutere -con l’ausilio di Habermas- alcuni problemi di etica e teoria politica legati all’uso dell’intelligenza artificiale. Problemi in cui appare chiaro il rapporto tra l’impatto sistemico dell’intelligenza artificiale e il mondo della vita.
Federico Zilio
AI: Intelligenza Artificiale o Agente Interattivo?
L’Intelligenza Artificiale è spesso presentata come un tentativo di riprodurre o replicare l’intelligenza umana. Tuttavia, questo collegamento con la mente umana può essere a volte fuorviante. L’IA possiede una vera intelligenza paragonabile a quella umana o è semplicemente un “agente interattivo” privo di reale comprensione? Questa relazione esplorerà le diverse prospettive su questa spinosa questione. Da un lato, i progressi dell’IA nel risolvere compiti complessi e le sue potenzialità future suggeriscono che possa trattarsi di una forma emergente di “intelligenza”, seppur diversa da quella umana. Dall’altro lato, le critiche sull’assenza di vera cognizione e coscienza la vedono piuttosto come un sistema “agente” che opera in modo efficiente attraverso l’elaborazione di dati e l’apprendimento statistico, senza però una reale comprensione dei significati.
Analizzeremo le definizioni di intelligenza e le caratteristiche dell’agentività artificiale come interattività, autonomia e adattabilità ai contesti. Valuteremo se l’IA rappresenti
effettivamente una nuova forma di intelligenza o piuttosto un agente interattivo che imita comportamenti intelligenti senza realmente possederli. Pur riconoscendo le straordinarie
capacità dell’IA, metteremo in guardia dai facili paragoni con la mente umana, invitando al contempo a ripensare la nostra concezione di intelligenza.
Antonio Finizio
Transizione ecologica. Clima. Ambiente, diseguaglianze sociali. Per un cambiamento autentico e radicale
La transizione ecologica è una sfida urgente e complessa che intreccia crisi climatica, degrado ambientale e diseguaglianze sociali. Non basta adottare tecnologie più sostenibili: serve un ripensamento radicale dei modelli economici, produttivi e
culturali che alimentano lo sfruttamento delle risorse naturali e l’esclusione sociale. La giustizia climatica e ambientale richiede un cambiamento autentico, capace di
coniugare tutela ecologica e diritti sociali, mettendo al centro la responsabilità collettiva e la solidarietà tra generazioni e territori. Solo un approccio integrato, sistemico e partecipato può dare forza a una vera transizione, che vada oltre le
logiche di facciata del greenwashing e del purpose-washing.
Carlotta De Filippi
Dall’atmosfera all’intestino: ipotesi e indizi sull’effetto del clima sul microbiota umano
Qual è il legame tra la nostra alimentazione e i miliardi dimicrorganismi che abitano il nostro intestino? In questa presentazione verranno discussi i rapporti tra dieta,
evoluzione e microbiota intestinale, un ecosistema complesso e dinamico che svolge un ruolo chiave nella regolazione del metabolismo e nella nostra salute complessiva. Attraverso
esempi tratti da studi su popolazioni tradizionali e moderne, modelli sperimentali e analisi molecolari avanzate, verranno approfonditi gli effetti che diversi modelli alimentari
hanno sulla composizione e funzionalità del microbiota.
Particolare attenzione sarà dedicata al modo in cui le trasformazioni alimentari avvenute nel corso dell’evoluzione umana abbiano plasmato il nostro microbiota, influenzando la suscettibilità a malattie croniche. L’incontro offrirà spunti per comprendere come le nostre scelte alimentari quotidiane
possano dialogare con il microbiota intestinale, contribuendo al mantenimento del benessere e alla prevenzione di disturbi legati allo stile di vita.
Fabrizio Benedetti
Farmacologia e tossicologia delle parole: provocazione o realtà?
Mentre la medicina molecolare ha compiuto passi da gigante nella diagnosi e trattamento di molte patologie, la relazione e la comunicazione medico-paziente è stata troppo spesso
trascurata dalla medicina moderna. L’effetto placebo è un eccellente esempio di come l’interazione fra colui che cura e colui che soffre produce cambiamenti nel cervello che
possono essere benefici. Ciò che sta emergendo oggi è che questa interazione speciale e unica, dove il paziente crede e spera, attiva gli stessi meccanismi che sono attivati dai farmaci. Maggiore è l’interazione e la comunicazione fra il medico e il suo paziente, maggiore la probabilità di successo di una terapia.
Francesco Pittiglio
Stare al mondo. Un nuovo modo di abitare e convivere
Ripensare le città e gli spazi extraurbani attraverso una riscrittura, un laboratorio visivo e concettuale, in cui
le costruzioni fantastiche si intrecciano con i contesti urbani reali, dando vita a un dialogo tra le diverse
sfumature del possibile e permettendo all’immaginazione di colmare quei vuoti lasciati da un approccio
urbanistico tradizionale. Luoghi inter-connessi ma anche alternativi, che possano sospendere, neutralizzare
o invertire l’insieme dei rapporti che essi stessi designano, riflettono o rispecchiano nella loro
rappresentazione architettonica. Rifugi, luoghi di transito, aree di scontro e incontro sono solo alcune delle
diverse identità che uno stesso spazio può assumere, diventando eterotopico.
Sofia Bonicalzi
Agire con le macchine: autonomia e controllo nell’era dell’IA
Nel mio intervento rifletterò su come viviamo il controllo sulle nostre azioni e sui loro effetti, un aspetto fondamentale dell’autonomia e della responsabilità. Mi concentrerò in particolare sull’impatto che l’interazione con sistemi di intelligenza artificiale può avere su questa esperienza,
soprattutto quando tendiamo ad attribuire alle macchine intenzioni e capacità decisionali, trattandole come agenti intenzionali. Tali dinamiche possono attenuare la percezione della nostra iniziativa; tuttavia, un design accurato di queste tecnologie può anche contribuire a sostenere, e
talvolta rafforzare, la nostra capacità di agire nel mondo in modo consapevole e autonomo.
Giovanni Mori
SPETTACOLO Le città invivibili
Le città invivibili è una conferenza-spettacolo nata nel 2020, in occasione del Festival dell’Architettura di Colle Val d’Elsa. Si tratta di un viaggio temporale semi-serio tra le origini e gli sviluppi delle città, con i vantaggi di ripensare completamente il modo in cui viviamo gli spazi urbani. E soprattutto: le soluzioni che applicate alle città – dalle più compatte alle più grandi – le rendono sempre più a misura d’uomo e sempre meno impattanti, ripristinando in questo modo anche le connessioni tra i suoi abitanti.
Michela Balconi
Istituto Alberghiero & Gecop
Dipendenze comportamentali e da uso di sostanze: prospettive neuroscientifiche
Le funzioni esecutive coinvolgono molte competenze mentali ed affettive (come la pianificazione, il processo decisionale, l’inibizione, la regolazione emotiva), particolarmente importanti nella regolazione del comportamento. Il contributo presenterà nuovi strumenti neurofisiologici volti a studiare queste funzioni esecutive nei comportamenti di dipendenza, sia correlati all’uso di sostanze che non correlati (dipendenze comportamentali), con particolare attenzione sia agli aspetti
disfunzionali mentali che emotivi che caratterizzano i processi di sviluppo delle dipendenze.
DEGUSTAZIONE: A tavola con benessere Cibo ecosostenibile per salvare noi stessi e il mondo;
Una degustazione per riflettere sul legame tra alimentazione, benessere e sostenibilità. Attraverso piatti preparati con cura, si valorizza il cibo ecosostenibile come scelta consapevole capace di migliorare la salute individuale e, al tempo stesso, contribuire alla salvaguardia del pianeta. Sarà un’occasione per scoprire come le buone pratiche in cucina possano diventare strumenti di educazione alimentare e di cittadinanza attiva, coniugando tradizione e innovazione. Un momento di incontro e sensibilizzazione che unisce gusto, educazione e responsabilità sociale
Magda di Renzo
Dalla “farfalla” alla “giovane amazzone”: le nuove forme dei disturbi alimentari
I disturbi alimentari hanno assunto nuove forme nell’attuale scenario collettivo anche
in riferimento ai cambiamenti degli standard sociali. Le attuali anoressiche, infatti, non rispondono
più all’immagine della “farfalla”, con un aspetto diafano su cui tanto si è riflettuto in passato
facendo riferimento anche alla dimensione delle Sante anoressiche, quanto piuttosto a quella di
una giovane amazzone con un corpo quasi scolpito. L’oratoressia e la vigoressia sono le
manifestazioni attraverso le quali si esprime oggi il disagio nell’abitare il proprio corpo. Dal rifiuto
delle forme morbide alla ricerca di forme scolpite si esplicita comunque la negazione dell’eros. Le
giovani anoressiche esprimono nel loro corpo anche le ombre del collettivo
Claudio De Stefano
Diagnosi Predittiva nelle Malattie Neurodegenerative: il ruolo chiave dell’Intelligenza Artificiale
La relazione tra funzione motoria e processi cognitivi è emersa come un’area critica della ricerca neuroscientifica, guidata dalla crescente evidenza della loro fondamentale interconnessione. Le ricerche più recenti cercano di identificare i meccanismi neurali sottostanti che consentono questa complessa interazione tra pensiero e movimento. In particolare, la ricerca ha dimostrato che anche azioni motorie apparentemente semplici richiedono processi cognitivi complessi, suggerendo un elevato livello di integrazione tra i sistemi di controllo motorio e le funzioni cerebrali di ordine superiore. I deficit del controllo motorio in disturbi neurodegenerativi come il morbo di Parkinson (PD) e il morbo di Alzheimer (AD) offrono spunti cruciali sull’interazione tra cognizione e movimento. In questo ambito, l’analisi della scrittura a mano si è rivelata molto promettente per la diagnosi predittiva: la scrittura a mano, infatti, è il risultato delle complesse interazioni tra la parte biomeccanica (braccio, polso mano ecc.) e la parte di controllo e memorizzazione delle sequenze motorie elementari che vengono utilizzate per produrre i singoli tratti costituenti la traccia manoscritta. Le alterazioni nella forma e nelle caratteristiche del testo manoscritto possono essere quindi indicative dell’insorgere di disturbi neurodegenerativi, e si verificano in genere molto prima che altri sintomi rendano più evidenti la malattia.
Sulla base di queste considerazioni, abbiamo proposto diversi test diagnostici di scrittura a mano per evidenziare le diverse abilità che l’insorgenza della malattia potrebbe compromettere, e abbiamo sviluppato diversi sistemi basati su tecniche di Intelligenza Artificiale che, utilizzando le informazioni derivate da tali dati, forniscono indicazioni ai medici come supporto alla diagnosi. Verranno presentati e discussi i risultati ottenuti e le sfide che la ricerca scientifica deve ancora affrontare in questo campo di estrema importanza dal punto di vista sociale: al momento infatti non
esistono cure risolutive per queste malattie, e le terapie farmacologiche riescono solo a rallentarne
gli effetti. La diagnosi preventiva gioca quindi un ruolo fondamentale per iniziare tempestivamente
le cure e migliorare la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti.
Luigi Turinese
Il male in Carl Gustav Jung
Unde malum? Il quesito attraversa secoli di filosofia e teologia, dando luogo a risposte diverse ma riconducibili in definitiva a due grandi indirizzi, a seconda che al male venga concesso statuto ontologico autonomo oppure no: si pensi alla definizione di privatio boni che ne dà S. Agostino. La
psicologia dinamica, postulando la presenza cogente di una dimensione inconscia, si fa portavoce di una lettura problematizzante, lontana da facili dualismi. In particolare Jung, con la sua nozione di Ombra, racconta di una costante compresenza di bene e male nella psiche dell’uomo. Spetta alla
coscienza farsi carico dell’integrazione dei chiaroscuri della condizione umana, in un orizzonte di senso che preservi la dimensione dell’etica.