Abstracts degli interventi

Guido Barbujani

Chi sono gli europei?

Studiando i fossili, i reperti archeologici e il DNA, ci siamo fatti un quadro imperfetto ma vasto della nostra storia, dalle origini del genere Homo in Africa alle grandi migrazioni che hanno portato Homo sapiens a colonizzare tutto il pianeta, e le altre specie umane a estinguersi. Oggi il DNA permette anche di ricostruire in parte l’aspetto dei nostri lontani antenati. Ma da dove venivano gli antenati degli europei? Erano un unico popolo, o tanti, arrivati in momenti diversi? E sono sufficienti le nostre conoscenze paleontologiche, genetiche e archeologiche per trovare una risposta sensata?

Matteo Miele

Il percorso della felicità: storia e prospettive del Regno del Bhutan

Il Bhutan è un piccolo paese himalayano fondato nel XVII secolo da un monaco tibetano in fuga dal suo Paese. Nei secoli successivi il Bhutan fu teatro di scontri tra signori locali, nel quadro istituzionale del “sistema duale”, con un capo del sistema religioso ed uno del
sistema amministrativo laico. Nel 1907 venne infine instaurato il Regno, con l’ascesa al trono di Ugyen Wangchuck, i cui discendenti regnano ancora oggi. La lezione si propone quindi di presentare il percorso storico di questo paese, con particolare attenzione alla
dimensione religiosa e politica che si incontrano nella prospettiva della Felicità Interna Lorda (FIL). La monarchia assoluta dei primi anni del Ventesimo secolo subì infatti una serie di cambiamenti fino alla completa democratizzazione nel 2008. Gli ultimi decenni di
questa transizione erano stati caratterizzati dal tentativo del quarto re di dare al Paese un particolare modello di sviluppo sosctenibile. Questo modello, che mette al centro il benessere psico-fisico delle persone, è oggi alla base delle politiche attuate dal governo
bhutanese ed è previsto dalla stessa Costituzione del Paese. Il FIL è preso in considerazione anche da altri paesi e organizzazioni internazionali, a cominciare dalle Nazioni Unite, soprattutto nel quadro degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Luca Mari

Chat GPT cambierà radicalmente il nostro mondo e la nostra identità?

Ciò che oggi chiamiamo “intelligenza artificiale” è in effetti machine learning (ML), cioè software programmato per avere un comportamento che dipende da addestramento, realizzato induttivamente e su base statistica su dati, spesso necessari in grande quantità. Che questa strategia di sviluppo ci abbia portato a sistemi in grado di interagire in modo corretto e sofisticato in linguaggio naturale — i cosiddetti chatbot, di cui ChatGPT è l’esempio più noto — è inatteso e sorprendente, e l’idea stessa di “macchine che imparano” ci interpella: di fronte a entità artificiali che possono produrre risposte coerenti ma inaspettate e non spiegabili, manifestando così un qualche genere di autonomia cognitiva, quale ruolo vogliamo e sapremo mantenere per gli esseri umani in questa relazione?

Federico Zilio

Che effetto fa essere un’intelligenza artificiale? Un’esplorazione tra filosofia e neuroscienze

Alla luce delle notevoli abilità computazionali di IA come Claude, ChatGPT e Gemini, è azzardato pensare che le intelligenze artificiali (in questo caso, le IA generative basate su Large Language Model) diverranno un giorno coscienti? Potranno mai esperire il mondo come lo facciamo noi (o in modo completamente diverso)? Alcuni filosofi e scienziati già pongono la questione come urgente, altri la ritengono una tematica da science fiction. Sta di fatto che spesso ci poniamo queste domande titaniche senza prima interrogarci sul significato dei termini che utilizziamo: intelligenza, coscienza, esperienza… Prima di tutto, che cosa vuol dire essere coscienti? La filosofia e le neuroscienze possono aiutarci a fare chiarezza su questi concetti e, forse, cercando di comprendere la natura dell’intelligenza artificiale, riusciremo a comprendere un po’ meglio noi stessi.

Michela Balconi

Il caso Neuralink

Il progressivo avanzamento concettuale, metodologico e tecnico nelle neuroscienze e nelle neurotecnologie ha inaugurato una nuova era per il potenziamento umano, delineando promettenti opportunità per il miglioramento cognitivo e comportamentale attraverso dispositivi indossabili. I dispositivi per il neuroempowerment possono essere
classificati in tecnologie di neuromodulazione attiva e passiva. Le tecnologie passive possono operare efficacemente anche senza il contributo attivo dell’utente, mentre le tecnologie attive richiedono il coinvolgimento e l’impegno attivo dell’utente per essere efficaci. Questa distinzione mette in evidenza un confronto dialettico con domande filosofiche fondamentali riguardanti l’agentività umana, la responsabilità personale e il senso delle pratiche di self-enhancement.

Attraverso una lente filosofica, la crescente autonomia di tali tecnologie può rischiare di minare l’impegno e la dedizione dell’utente verso un processo di cambiamento e crescita perseguito, ma non pienamente realizzato. La dipendenza da dispositivi esterni passivi
può, infatti, contrapporsi alla motivazione intrinseca e all’agentività, elementi cruciali per un vero sviluppo personale. Se un effettivo potenziamento non può essere raggiunto senza la partecipazione e la comprensione attiva dell’utente, il ruolo critico della responsabilità
personale e dell’agentività nel favorire l’auto-efficacia e sostenere un significativo impegno nel processo di cambiamento può evidenziare rilevanti implicazioni neuroetiche e pratiche.
Potrebbe essere necessario un approccio equilibrato al neuroempowerment – uno che integri l’innovazione tecnologica con un profondo rispetto per l’agentività umana e la responsabilità personale. Promuovere la trasparenza e il coinvolgimento dell’utente può essere un modo efficace per garantire che le neurotecnologie fungano da strumenti per un potenziamento effettivo piuttosto che da meri strumenti di complemento per alleviare lo sforzo richiesto all’utente?

Alberto Pirni

Cosa posso fare io? Cambiamento climatico come sfida di responsabilità interindividuale

Marco Celentano

Chi mangiamo a cena stasera? Danni e drammi dell’allevamento intensivo

Durante la relazione si tenterà di illustrare, in maniera sintetica, alcuni dei drammi etici, dei rischi per la salute e dei danni ambientali prodotti dagli allevamenti intensivi nei 100 anni trascorsi dalla loro nascita (1923-2023). Gli animali che nascono e vivono in questi comparti sono, ormai da tempo, corpi progettati esclusivamente in vista del profitto. Esseri senzienti resi impotenti a qualunque espressione delle proprie attitudini, alla cura di se stessi e dei propri consimili, cui, dalla nascita all’abbattimento, non un istante è concesso che non sia segnato da atroci sofferenze. I principali rischi cui i consumatori di prodotti animali sono esposti provengono dalle tare ereditarie che affliggono questi animali, dai farmaci di cui vengono imbottiti, dallo stato di costipazione e incuria in cui vivono, dalle procedure di lavorazione
delle carni vigenti nei macelli industriali. Ovvero, da standard di produzione che, privilegiando in modo esclusivo parametri come la rapidità del processo e l’abbattimento dei costi, sono spesso all’origine di fenomeni di contaminazione dei prodotti immessi sul mercato.
Il comparto zootecnico contribuisce in modo rilevante anche al surriscaldamento globale, alla deforestazione, all’inaridimento e inquinamento delle acque, dell’aria e dei suoli e, in estrema sintesi, all’aggravarsi della crisi climatico-ambientale che l’umanità e l’intero ecosistema terrestre stanno oggi attraversando.

MariaRosaria Simeone e Carlo Russo

Mangeremo cavallette a colazione? Tra crisi climatica ed ambientale, riduzione delle risorse, quale sarà il cibo del futuro?

Silvia Pellegrini

Felici si nasce o si diventa?

Cos’è la felicità? Molte sono le definizioni che ne sono state date nei secoli da filosofi, teologi, psicologi. Tuttavia, resta difficile delineare precisamente un’esperienza soggettiva così complessa come la felicità, che studi recenti ci dicono dipendere per il 40-50% dal
nostro assetto genetico e per il resto dall’ambiente in cui viviamo. Questo significa che alcune persone possono avere una naturale inclinazione a essere più felici grazie alla loro costituzione genetica, ma allo stesso tempo l’ambiente in cui viviamo, le nostre
esperienze, le relazioni sociali e lo stile di vita hanno un impatto enorme sulla nostra felicità. Fattori come il supporto sociale, le condizioni economiche, la salute fisica e mentale possono influenzare significativamente il nostro benessere emotivo, ma il nostro DNA può fare altrettanto.

Vittoria Ardino

Ecoansia, benessere di comunità e neuroscienze sociali

Elisabetta Lalumera

La babele del benessere. Uno sguardo filosofico sui concetti di salute.

Che cosa significa che fare sport aumenta il benessere mentale? O che la salute delle persone è diversa a seconda di dove abitano?  Se la salute è un diritto di tutti, possiamo chiedere al nostro sistema sanitario anche di essere felici? I concetti di salute e benessere ci sono familiari, ma nella ricerca contemporanea e in sanità si usano in molti modi diversi. Scegliere quale salute e quale benessere è un problema scientifico e politico, ma anche filosofico.

Magda Di Renzo

Le nuove emergenze adolescenziali

Nell’attuale scenario collettivo le forme del disagio adolescenziale si sono modificate. Il viraggio dalle patologie del pensiero a quelle del comportamento ha reso il corpo la principale sede del disagio e della patologia. Il corpo degli adolescenti sembra essere diventato, in questo senso, il palcoscenico delle ombre collettive. Il carente processo di mentalizzazione, messo in evidenza da più autori fa, infatti, da sfondo a tutte le manifestazioni che i ragazzi presentano e la liquidità del collettivo non garantisce l’adeguato contenimento dell’emergente energia libidica. I corpi smunti, tagliati, maltrattati, interamente coperti da tatuaggi, sottoposti ad esperienze estreme e
sessualmente fluidi rimandano tutti a carenze di adeguate di sintonizzazioni che non hanno permesso il processo di insediamento della psiche nel soma e che lasciano esprimere ai comportamenti ciò che la mente non riesce a simbolizzare.

Christian Vassallo

Tornare a camminare grazie ad un esoscheletro

Gli esoscheletri per arti inferiori sono una tecnologia emergente nella robotica che sta entrando nel mondo clinico giorno dopo giorno. Fin dagli anni ’60, l’uomo ha cercato soluzioni robotiche per migliorare il movimento umano, ma solo dagli anni ’10 di questo secolo sono state sviluppate soluzioni clinicamente utilizzabili.

Lo sviluppo di un esoscheletro deve considerare aspetti cruciali come sicurezza, usabilità ed efficacia. Il laboratorio Rehab Technologies dell’Istituto Italiano di Tecnologia ha sviluppato Twin, un esoscheletro intelligente adatto a una vasta gamma di pazienti. Twin è un dispositivo modulare, facilmente trasportabile e maneggevole, con tre modalità di funzionamento: “cammina”, che fornisce massima assistenza durante la locomozione; “retrain”, che varia l’assistenza a seconda delle necessità del paziente; e “twinCare”, che consente al paziente di muoversi liberamente con un aiuto minimo.

Grazie alla collaborazione con esperti del settore e al focus sulle esigenze di pazienti e medici, Twin è stato progettato per soddisfare numerosi requisiti riabilitativi e per fornire rapidamente informazioni utili ai clinici tramite “report” per valutare l’efficacia dell’assistenza e della metodologia di lavoro.